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giovedì, 27 aprile 2006
Accendo il computer, mi siedo nella sua postazione e lascio che Elisa mi canti The Marriage.
Se chiudo gli occhi mi sembra di risentire il sole caldo di sabato mattina sulla pelle, e quasi m'abbaglia il ricordo di quell'azzurro senza nubi verso cui ho alzato innumerevoli volte lo sguardo, persino dal finestrino di un taxi che mi sono concessa come regalo di compleanno anticipato. Che a guardare quel cielo pareva che persino Roma si fosse ricordata delle mie primavere e avesse voluto farmi un dono. Una laurea come occasione di ritrovare vecchie e sempre rinnovate amicizie e per stringersi intorno ad una preoccupazione per la quale di certo una laurea non occorre. E mi sembrava così irreale, così strano che quella bruttura potesse seguirci persino lì, nella città che amo, sotto quel cielo così terso, in quell'occasione così felice. Credo d'aver creduto davvero che quella mattina fosse la realtà, l'unica plausibile, l'unica possibile. Che quel sole avrebbe schiarito ogni incertezza e fatto sbiadire ogni errore nella dimenticanza e nell' èstato. Ma la verità (quella che non esiste, quella che però è l'unica al momento) m'ha raggiunta comunque, anche se nel frattempo ho messo ragioni e regioni tra quel sabato e me. E ho finito d'illudermi che al ritorno m'avrebbe attesa un problema in meno.
Al ritorno, però. Avevo deciso che una settimana sarebbe stata e una settimana sarà. Per fortuna ho la memoria corta e mi distraggo facilmente. Sono una svampita per necessità, ormai mi pare chiaro. Sarei altrimenti capace di procrastinare all'infinito deprecabili sentimenti che non voglio nemmeno stare ad elencare sennò m'annoierei da sola.
E allora m'appoggio sullo schienale di questa quasi poltroncina girevole e mi lascio avvincere dal ritmo di questa canzone, e ripenso alle risate che mi sono fatta al cinema con L'Era Glaciale 2, e a Lui che non riusciva a capacitarsi delle mie lacrime quasi finali (oh, io mi commuovo facilmente, embè?), al bagno allagato ieri sera con io che me la ridevo per la sua faccia (l'Urlo di Munch in confronto sembrava la Gioconda), a Bach suonato da un fisarmonicista di strada che ci siamo seduti ad ascoltare estasiati, a Rimmel cantata stretti a pochi metri dal palco. E per fortuna sì che ho la memoria corta, ma che certe cose mi restano dentro comunque.
E, a proposito. Vorrei dire a chiunque abbia smarrito quella carta da venti euro l'altra sera in piazza Garibaldi a Parma, al concerto di De Gregori, che stia pure tranquillo: l'ho trovata io, e sta benissimo. 
giovedì, 20 aprile 2006
E così stanotte ho trasformato questa sorta di rabbia in pugni e calci al rallentatore e poi dopo pranzo mi sono sentita chiamare da quella stessa voce che in sogno diceva di comprendere le ragioni dei colpi che le infliggevo e quella domanda che non avevo ancora fatto finalmente è esplosa nella sua retorica devastante e m'è parso di comprendere che non farla era stato un sensato gesto difensivo che sono riuscita a vanificare in pochi secondi e ho guardato la mano che stringeva il telefono e quei quasi tre anni di amore che a pensarci bene non s'è mai preso cura di me e ho sentito che i chilometri e il tempo non son state misure sufficienti a mettermi al riparo dall'ennesima ferita e ho pensato di non meritarlo affatto e ho parlato senz'emozione con parole crude che ho ritenuto fosse doveroso pronunciare e il suo tono dimesso e l'arrendevolezza della sua colpa m'hanno relegato ancora e definitivamente al ruolo di maestrina con la penna rossa e mentre l'ho detestato per questo più che per tutto il resto ho terminato la conversazione con garbo sdegnoso e poi mi sono raggomitolata su me stessa a piangere di un'emozione senza parole.
mercoledì, 19 aprile 2006
Siccome che di cose da fare ce ne sono parecchie e di tempo poco, prima della fine della settimana e delle ferie di quella successiva, ho deciso di rimandare tutto a maggio e in questi giorni cercare di rilassarmi un po', che è meglio.
Decisione presa anche in seguito alla risposta data ad un cliente stamattina.
io: 1 euro e 21.
cliente (urlando): un attimo!
io: ...
cliente (sempre urlando): e dammi questo scontrino, dai!
io: ...ma lei sta scherzando...
cliente: dai, dai!
io: ...ma vuole scommettere che io le do una capocciata, signore? 
domenica, 16 aprile 2006
E perchè mai la pancia va per conto suo? Perchè si rivolta furiosa a ferirmi senza che ve ne sia ragione, perchè se ne sta quieta pur conoscendo le ragioni che mi feriscono?
Quasi pare che pavida s'armi solo contro chi non le rechi offesa.
Che amarezza, scoprirmi impotente di nuovo.
Cerco ragioni che forse conosco talmente bene da averle dimenticate, che forse sono talmente in fondo che riesco a malapena a vedere ancora. E che pure sono lì, cause per effetti più o meno indesiderati, a dispetto di quello che mi son convinta d'esser arrivata a pensare. E se prima il fiele che ho sputato m'ha messo di fronte alla mia incapacità di proteggere chi amo, da me stessa quantomeno, adesso il torpore emozionale m'impedisce di difendere persino la mia persona da chi ho amato.
Sì, mi rendo conto, non è affatto chiaro. E' proprio questo il punto.
venerdì, 14 aprile 2006
La coincidenza di numerose e differenti sollecitazioni emotive s'aggiunge talvolta alla distanza e m'adombra la mancanza di te.
Muta e sgarbata ti pretendo e tu in quell'ombra ricordi il mio volto e sai esserci, nonostante me.
Sì, mi sento sollevata, adesso.
giovedì, 13 aprile 2006
Ma sì, in fondo non vedo di cosa dovrei stupirmi, se proprio il momento in cui avrei più desiderio di questo spazio pare che tutto mi impedisca di usufruirne. Non dovrei nemmeno polemizzare su quanto lo scarica barile da un ufficio all'altro dello stesso corridio di un reparto ospedaliero sia motivo di vergogna per la struttura stessa e domandarmi come mai a nessuno che vi lavora sembri interessare minimamente. Dovrei smetterla di sfilare dallo spiedino un marchmallow dietro l'altro ripromettendomi che è l'ultimo, fino al prossimo. Chissà, magari potrei riprendere a fumare, e consentirmi quanto meno un ruolo da protagonista nella possibilità d'un malanno. O piuttosto uscire a correre sotto l'acqua e scegliermi la colonna sonora adatta per celebrare il momento, nella tacita speranza di commuovere qualcuno che mi guarda in un cinema. Certo avrei potuto anche approfittare dei saldi per equipaggiarmi d'un paio di stivali decenti. Riuscissi almeno a svegliarmi presto domattina. Ma sì dai, un altro marchmallow, tanto è l'ultimo.
domenica, 09 aprile 2006
Sono stata a correre, dopo quasi due anni che non lo facevo più. Cuffiette, calzino running, capelli raccolti e la profonda convinzione che tre mesi da fumatrice non praticante m'avessero restituito il fiato e il fisico adolescenziali di quando salivo sul podio regionale per le corse campestri (seconda, d'accordo, ma sempre podio è ). Marilyn Manson mi dà il tempo con Personal Jesus (i Depeche Mode non me ne vogliano, ma è troppo più bella la sua versione) e m'avvio verso quella che si rivelerà un'impresa a dir poco ardua (a me Frodo me spiccia casa, per dire. ) Strada asfaltata che lascia la via principale del paese e attraverso i campi coltivati sale verso i monti, con pendenze pericolosamente vicine a quelle sufficienti per il collasso, deviazione che passa dietro la cementeria e di nuovo torna sulla principale fino a casa. Un percorso mostruoso, otto chilometri di salite e discese tra annaspamenti, imprecazioni, la sensazione d'esser prossima allo svenimento e la delusione per aver scelto l'unico posto non in mezzo alla natura che circonda casa mia. Il momento topico è arrivato quando, paonazza in volto, arrancando per raggiungere il sesto chilometro, in mezzo alle polveri di cemento, m'ha attraversato la stada un gatto nero. 
Bon, comunque, nonostante l'irripetibile scelta logistica, sono decisa a riprendere a correre con una certa frequenza, non fosse altro che per le illuminanti conclusioni cui giungo mentre attraverso leggiadra la campagna, e cioè che non c'è rondine, ormone o senso risvegliato che tenga, io mi accorgo che è primavera dalla quantità di gelati che mi passano in cassa. 
giovedì, 06 aprile 2006
L'altra sera.
Sottopongo Lui alla visione continuativa del secondo e terzo episodio del "Il Signore degli Anelli", che non avevo ancora visto, e ad un continuo di domande su parentele e ruoli dei vari personaggi, giungendo alla conclusione che se pure le vicende mi son chiare, i nomi proprio non mi entrano in testa. Di seguito riporto alcuni esempi di tale difficoltà mnemonica. 
Farumir (Faramir) - La città di Gordon ( Gondor) - Sarumar (Saruman) - Il Fosso di Helmet (Helm) - Gibli ( Gimli) - Mellin (Merry) - Pellegrino Buck (Peregrino, alias Pipino) - La foresta di Fango (Fangorn) - Minastìri (Minas Tirith) - Gorumir (Eomar). 
Mi lascio contagiare dall'ilarità che questa mia reinterpretazione dei nomi suscita in Lui e rincaro la dose tirando fuori l'ennesimo improbabile nome che mi viene in mente: Boromir! 
Mi rotolo dalle risate senza notare la compassione che gli si è dipinta sul volto, mentre mi guarda sbellicarmi per un nome che, ignara, è invece l'unico che ho azzeccato. 
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